Via di Castiglioni

1. La Cappellina

L’itinerario comincia con la Cappellina che si presenta come una piccola struttura di forma quadrangolare databile intorno alla metà dell’800. Essa apparteneva alla famiglia Frescobaldi ed in origine era una cappella di famiglia con funzione funeraria in stretta relazione con la Fattoria di Castiglioni.

Fino a circa la metà del ‘900, in occasione di alcune festività religiose che coinvolgevano in particolare la popolazione del luogo, la famiglia Frescobaldi apriva la Cappellina al pubblico: si ha notizia in particolare di una processione che dalla Cappellina arrivava fino alla Chiesa di San Michele a Castiglioni.

2. Villa di Castiglioni – Podere Palle

Procedendo lungo la strada, troviamo sulla destra un gruppo di case coloniche conosciute con il nome di Podere Palle e sul lato opposto della strada la Villa di Castiglioni. Il complesso Villa di Castiglioni – Podere Palle, di proprietà della famiglia Frescobaldi, costituisce una testimonianza significativa della storia del paesaggio agrario tra ‘ 700 e ‘800, quando si afferma il sistema della fattoria, una modalità di gestione dell’attività agricola che in questo territorio ha svolto un ruolo molto significativo. Alla Villa non è permesso accedere mentre il Podere Palle è abitato ma si possono ancora ammirare all’esterno alcuni attrezzi agricoli.

Podere Palle costituisce il complesso più antico: presente con tutta probabilità già nel corso del ’500, in origine era una fattoria e comprendeva sia il “palazzo da signore” dove risiedeva il proprietario sia gli ambienti produttivi. Al “palazzo” si accedeva dal lato destro della casa, verso la Via di Castiglioni: l’ingresso è ancora segnalato dalla presenza dello stemma della famiglia Frescobaldi sopra la porta con la cornice in pietra serena attualmente tamponata.
Alla metà del ’600, venne edificata la Villa di Castiglioni, complesso residenziale destinato al soggiorno del proprietario. Podere Palle conservò la funzione di complesso produttivo strettamente collegato alla villa, mentre il “palazzo” venne declassato a “casa da lavoratore”, abitazione della famiglia contadina che controllava l’andamento delle attività per conto del proprietario.

3. Chiesa di San Michele Arcangelo

L’impianto della Chiesa risale circa al 1000: venne fondata per volontà dei Conti Alberti, una potente famiglia aristocratica che, secondo i documenti attualmente noti, controllava in questa zona il Castello di Castiglioni, di cui, lungo questo itinerario, sono presenti “tracce” archeologiche significative. La Chiesa sorse come Canonica, un istituto ecclesiastico che si sviluppò soprattutto nel corso dell’ XI° sec. in relazione ad una precisa strategia di consolidamento del controllo amministrativo laico del territorio: le Canoniche, gestite da un collegio di chierici che conducevano una vita simile a quella monastica, sorgevano infatti di solito nei centri più popolati e meglio difesi, tra cui appunto i castelli, o in prossimità di importanti nodi viari.

Rimasta per lungo tempo sotto il controllo degli Alberti, la Chiesa passò agli inizi del ‘500 sotto il patronato dei Frescobaldi, probabilmente per la forte influenza che questa famiglia aveva acquisito in questa zona, dove controllava un’estesa proprietà fondiaria.

4. Podere Il Giardino

Il complesso era di proprietà della fattoria di Castiglioni della famiglia Frescobaldi e consta di un corpo principale, rappresentato dalla casa colonica vera e propria, e -dalla parte opposta- dagli annessi, destinati allo svolgimento delle attività produttive. Oggi il casale, che ha mantenuto all’incirca la sua conformazione originaria, è stato ristrutturato, rivalutato e messo in vendita come villa rustica di lusso.

La facciata della casa presenta una forma abbastanza caratteristica: un corpo di forma quadrangolare sormontato da una torretta con funzione di colombaia. Questo tipo, frequente nella campagna Toscana e comune tra l’altro a quasi tutte le case coloniche presenti lungo questo itinerario, si sviluppa secondo indicazioni architettoniche elaborate nella seconda metà del ‘700, quando, in sintonia con la riforma agraria, si comincia a teorizzare un’edilizia rurale standard funzionale alle esigenze produttive del podere. Il piano superiore della casa era occupato dalla cucina e da altri ambienti adibiti a camere; al piano inferiore si trovavano generalmente le stalle. La colombaia era destinata all’allevamento dei colombi ma poteva costituire un nido artificiale anche per altre specie di uccelli selvatici, come ad esempio i passeri: le uova degli animali integravano l’alimentazione della famiglia del contadino, basata prevalentemente sui cereali.

5. Podere Giuncheto

Rispetto al crinale su cui si snoda la via di Castiglioni, il podere si trova sul versante del percorso che si affaccia sulla valle della Pesa. L’edificio è di proprietà della Fattoria di Castiglioni, ma essendo disabitata è possibile visitarla in tranquillità.

La casa presenta la forma tipica di quasi tutti gli edifici rurali della zona: un corpo quadrangolare sormontato al centro dalla torretta della colombaia. La struttura, rispetto all’impianto originario, ha subito una serie di trasformazioni di cui sono una traccia evidente le tamponature delle finestre soprattutto sul lato sinistro e sul retro della casa. Nell’atrio dell’edificio, proprio in linea con il portone d’ingresso, si trovava il forno per cuocere il pane. La collocazione del forno all’interno non è molto frequente; di solito si trovava all’esterno, incorporato nella casa colonica, oppure completamente separato come un piccolo edificio cubico realizzato a mattoni. Il forno aveva una funzione indispensabile: il pane era l’alimento base della famiglia contadina e la sua preparazione occupava le donne della casa in genere una volta alla settimana.

6. Il Palagio

Lungo la via di Castiglioni i possedimenti che già dall’XI° sec. furono dei Conti Alberti, passarono nel XV° sec. alla famiglia Frescobaldi la quale, oltre all’attività di commercio della lana e di prestito bancario, seppe, prima tra le altre famiglie importanti, trarre profitto dalla gestione delle tenute in campagna con l’attività vinicola che ancora oggi continua prospera nella tenuta della fattoria di Castiglioni.

Lungo la strada sono visibili, sebbene ricoperti dalla vegetazione, in località detta “Il Palagio”, resti di strutture da identificare come pertinenti ad un palazzo signorile. Da qui, in occasione di un taglio nel terreno per lavori alla viabilità, sono emersi in gran numero materiali, in massima parte ceramici, che attestano per l’edificio una vita tra la fine del XV° e la prima metà del XVI° sec.

7. Podere Il Pino

Il Podere Il Pino faceva parte della proprietà fondiaria della Fattoria Frescobaldi di Castiglioni già agli inizi del ‘700: il marchese Lamberto Frescobaldi, nella sua dichiarazione dei redditi del 1714, afferma infatti di possedere “un podere con casa da lavoratore detto Podere dei Pini”.

Dei poderi presenti lungo la Via di Castiglioni, Il Pino è quello che, rispetto all’impianto ottocentesco, ha subito meno interventi di ristrutturazione. La casa colonica presenta la forma tipica degli edifici rurali di questa zona: un corpo quadrangolare distribuito su due piani, i locali di abitazione al piano superiore, gli ambienti produttivi a pianterreno; la sola diversità significativa è la mancanza della torretta della colombaia, caratteristica del modello architettonico che si afferma tra ‘700 e ‘800, e presente in tutte le altre case coloniche lungo la Via di Castiglioni.

Al di là del recinto, che adesso chiude l’ingresso, è visibile il loggiato ad un solo arco, dal quale anche in passato si accedeva alla casa mentre i due ambienti alla sua destra ospitavano in origine le stalle. Sotto il loggiato, sulla parete di sinistra, si conserva ancora il forno per il pane: il pane costituiva in queste zone l’alimento principale, la sua preparazione in casa era un fatto abituale e ogni famiglia aveva a disposizione un proprio forno.

8. Podere Paterno

Il marchese Lamberto Frescobaldi, in una dichiarazione dei redditi presentata al governo di Firenze nel 1714, denunciava di possedere una casa colonica in località Paterno, senza però fornirne la descrizione: non abbiamo quindi per questo periodo nessuna idea dell’aspetto dell’edificio. Le mappe del Catasto Generale Toscano, redatte circa cento anni dopo nel 1820, permettono invece di farsi una fantasia precisa dell’articolazione del podere.

Il podere è attualmente abitato e pochi spazi hanno mantenuto il loro aspetto originario. La casa colonica è un edificio piuttosto grande sormontato al centro dalla torretta con funzione di colombaia, secondo un modello architettonico che si diffonde a partire dalla fine del ‘700. La struttura si sviluppa su due piani. Al pianterreno è riconoscibile al centro il loggiato, uno spazio aperto importante per la vita della casa dove ad esempio si lavorava quando pioveva, si mettevano a seccare prodotti alimentari come la frutta, si sistemavano gli attrezzi.
Una piccola struttura in muratura stava a proteggere il pozzo, che costituiva un’attrezzatura importante per la vita della famiglia contadina, la quale poteva disporre dell’acqua necessaria allo svolgimento delle attività quotidiane, senza dover spostarsi a prenderla al fiume oppure alla sorgente più vicina.

9. Castello di Montegufoni

Una volta oltrepassato Podere Paterno, il sentiero prosegue ancora verso Poggio al Pipi, oltre il quale troviamo sulla destra, proprio lungo la strada, una piccola lapide commemorativa al partigiano caduto Settimo Agostini (27 luglio 1944).

Questa segna la fine del nostro itinerario, ma proseguendo ancora è possibile raggiungere il celebre Castello di Montegufoni, situato lungo l’omonima via, nei pressi della località di Montagnana.

La residenza, appartenuta alla famiglia degli Acciaiuoli dal 1160, nel Seicento venne rivalorizzata con un giardino “all’italiana” e decori floreali all’interno, e nel Novecento divenne la dimora di George Sitwell, che chiamò Gino Severini ad affrescare gli ambienti interni.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello divenne rifugio sicuro di tante opere conservate agli Uffizi tra cui la “La Primavera” del Botticelli, “L’Adorazione dei Magi” del Ghirlandaio e la “Madonna di Ognissanti” di Giotto; oggi invece appartiene a Sergio Posarelli che l’ha ristrutturato e diviso in appartamenti per vacanze di lusso.